Un confronto tra amici
INTRODUZIONE
La discussione esplora disabilità fisiche e cognitive nei cani, la loro gestione, l’adattamento necessario e l’importanza cruciale della relazione uomo-animale.
Disabilità in ambito cinofilo: esperienze, gestione e relazione
Concetto di disabilità in medicina veterinaria
La discussione si apre con Marco che introduce il tema: la disabilità nei cani, sia fisica che cognitiva, e come affrontarla. Dario, dal punto di vista medico, distingue due macro-categorie di disabilità nei pazienti canini:
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Congenita: animali nati con deficit sensoriali (sui 5 sensi) o motori (ad esempio, alterazioni uditive, visive o motorie), che sono così “da sempre”.
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Acquisita: animali che hanno subito traumi, incidenti, problemi degenerativi o altre problematiche che portano a un cambiamento e a una perdita di funzionalità di uno o più sensi che prima funzionavano normalmente.
“La differenza sostanziale… si può racchiudere sul discorso di animali che hanno un deficit sui 5 sensi su base congenita… piuttosto che animali che hanno avuto un trauma, un incidente, un problema degenerativo.”
— Dario
Dario sottolinea che per gli animali nati con un deficit, la percezione della disabilità è diversa rispetto a chi la acquisisce nel tempo, perché non hanno un termine di paragone con una condizione di “normalità”. Per loro, la situazione è spesso meno critica.
Esperienze dirette: la storia di Red
Sarah racconta la sua esperienza con Red, un Amstaff maschio adottato a circa 6 mesi, inizialmente con una problematica agli occhi che si pensava fosse una cataratta precoce. Dalle visite è emersa una diagnosi di degenerazione retinica bilaterale, una condizione che lo avrebbe portato alla cecità completa. Quando fu adottato, Red non era completamente cieco, percepiva luci e ombre, ma si spaventava facilmente, ad esempio, da un furgone parcheggiato che percepiva come un’ombra minacciosa.
“Quando è diventato completamente cieco ha acquisito una fiducia anche in se stesso oltre che verso di me… aveva molta più fiducia in se stesso nel suo caso.”
— Sarah
Man mano che il rapporto con Sarah si rafforzava, Red ha cominciato a fidarsi, e le sue paure sono sfumate. Ha trovato la sua stabilità e una maggiore fiducia in sé stesso solo dopo la completa perdita della vista, avvenuta intorno all’anno e mezzo. Sarah monitorava la sua vista con una torcia, notando quando smise di cacciare la luce, segno della cecità totale. Questo ha confermato il punto di Dario: per Red, la cecità completa è stata meno critica della cecità parziale.
Adattamento e compensazione
Marco porta un esempio umano, raccontando la sua esperienza in una palestra d’arrampicata dove insegnava a gruppi di persone con disabilità fisiche (paraplegici o tetraplegici). Questi atleti, nonostante la disabilità, erano spesso molto più bravi dei “normodotati” grazie alla loro straordinaria capacità di compensazione. Marco ricorda un aneddoto in cui, durante una gara con handbike (biciclette a braccia), si sentì lui stesso “disabile” rispetto alla loro abilità.
“Nella natura dell’essere vivente, che sia uomo che sia cane, c’è questo spirito di adattamento.”
— Marco
Il concetto di compensazione (la capacità di sviluppare strategie alternative per superare un deficit) è centrale e dimostra come gli esseri viventi, siano essi umani o animali, possiedano uno spirito di adattamento innato.
Disabilità cognitiva e gestione comportamentale
Dario affronta il tema della disabilità cognitiva, che può essere correlata a uno stato parafisiologico dell’invecchiamento, a traumi cranici importanti, o a problematiche neurologiche come ictus, emorragie cerebrali o infezioni legate al sistema nervoso centrale. Questi danni possono essere transitori o permanenti.
“A volte devi proprio ri-tarare completamente il modo che hai di relazionarti con il cane… bisogna proprio ripartire un po’ da zero.”
— Dario
In questi casi, è necessario “ri-tarare completamente” il modo di relazionarsi con il cane, ripartendo quasi da zero. La medicina comportamentale può offrire strumenti e “chiavi di lettura” e comunicazione per gestire animali con difficoltà cognitive o patologie del comportamento, migliorando la loro qualità di vita.
Il ruolo fondamentale della relazione
Tutti i partecipanti concordano sull’importanza della relazione uomo-cane come la “migliore medicina” per la gestione di un cane con disabilità, intesa come la capacità di capirsi, riadattarsi e cambiare strategie comunicative.
“La relazione è importante… è giusto insegnare al proprio cane che può fare tutto quello che possono fare gli altri cani senza però mortificarlo.”
— Sarah
Sarah, ad esempio, ha insegnato a Red molti vocaboli (come “gradino,” “marciapiede,” “strada,” “macchine”) per aiutarlo a orientarsi. Per testare la fiducia di Red, Sarah si faceva guidare da lui in un prato o in un bosco, chiudendo gli occhi e affidandosi ai suoi sensi. Marco sottolinea l’importanza di non cadere nella compassione, che è deleteria, ma di trattare il cane come un individuo con nuove esigenze, guidandolo in una “dimensione nuova” (ad esempio, usando carrellini per la perdita di motricità). Sarah aggiunge che non bisogna forzare il cane a competere con i “normo dotati” se questo lo mortifica, ma piuttosto adattare le attività, come far fare percorsi di mobility e agility ai propri ritmi o con “simili”.
Personalizzazione delle attività
Dario suggerisce di personalizzare le attività in base alle nuove capacità del cane, trasformando la relazione in un percorso di crescita reciproca. Questo significa “riscoprire un animale ex novo”, mettendosi in gioco per comprendere le sue nuove esigenze e trovare uno stile comunicativo nuovo, che può essere altrettanto o più appagante.
“È un motivo di crescita… lo vedo come un arricchimento e non come un impoverimento della relazione.”
— Dario
Dario conclude che la gestione della disabilità è un “arricchimento” e non un “impoverimento” della relazione. Sarah aggiunge che lo stesso spirito di adattamento è necessario anche nell’anzianità del cane, un processo naturale che porta a cambiamenti nelle abilità. Marco ribadisce che la “disabilità” o “diversa abilità” è un processo universale legato all’invecchiamento, che riguarda sia i cani che gli esseri umani.
Conclusioni
In sintesi, la disabilità nei cani non va vista come una condanna, ma come una sfida da affrontare insieme, puntando su relazione, adattamento e personalizzazione delle attività. I cani, come le persone, hanno una straordinaria capacità di compensare i deficit e trovare nuovi equilibri. La vera “cura” è la relazione, fatta di fiducia, comunicazione e rispetto.
Spunti per il prossimo articolo:
La discussione si conclude con l’anticipazione di un tema correlato: la gestione della senilità e dell’invecchiamento nei cani, un processo naturale e irreversibile che porta a deficit, carenze e difficoltà. Sarà interessante approfondire come accompagnare i nostri amici a quattro zampe in questa fase della vita, mantenendo sempre alta la qualità della relazione e ragionando su queste nuove sfide.


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